|
Ma il "capriccio" veneziano nel Settecento volge soprattutto al vago, romantico stormire di fronde su vetuste rovine, aspira alla delicata rimembranza che gentilmente sorprende, all'aggraziato movimento di danza di un minuetto, all'ombra che trasola di un bersò: in una forma svagata ma perfetta.. Così, nello spirito di un secolo che ha ormai superato il giro di boa e volge alla fine, alcuni esemplari - rarissimi - dell'ebanisteria veneziana per un'esclusiva classe di aristocratici che posson tutto tollerare, fuorché la noia, creano le più delicate, sognanti ambientazioni agli svaghi, alle conversazioni, alle oziose occupazioni in palazzo o in villa. Proprio come questo tavolino con le due seggioline da porvi accanto, che nella residenza veronese dei Murari Bra doveva esser racchiuso da un bersò di rami di vite - e uccelletti e sfondi di paesaggio, chissa? - per la gioia di chi volesse ristorarsi tra musica e libri dalla vorticosa, sfibrante vita di società. Per gli ozi in un giardino artificiale dunque uno scrittoio mirabilmente eccentrico: dove quattro nodose piante di vite - le gambe - si incrociano abbarbicando i tralci di tenui verdi fronde ondeggianti, al piano, inarcandosi lungo i lati in una fremente costruzione vegetale... |