Il terrorismo è il cancro dell'Umanità.

Questa non è però la sola malattia che la compagine umana deve superare. Senza citare la guerra stessa, vi è una tendenza cieca, arbitraria quanto illegittima a mano­mettere gli equilibri naturali in nome del benessere, vio­lentando irrespon­sabilmente tutto ciò che la Vita ci ha elargito, dal più pic­colo degli esseri ad intere specie già decimate, eppure anelli di un equili­brio totale; abbat­tendo sterminate foreste un tempo polmoni della Terra; inquinando fiumi ed oceani, l 'aria che respiriamo, l 'atmo­sfera e le stesse onde che l 'attra­versano; per non dire dello spazio orbitale che avvolge il pianeta, anch 'esso invaso da detriti irrecuperabili... nulla si sta salvando.
Mentre si raccol­gono fondi per le ricerche su malattie gravi, ogni industria continua a pro­dur­re e studiare nuove e più pericolose soluzioni chimico-fisiche-elettroniche ed ora anche bioge­netiche, non certo basate su una reale integrazione ai principi che rego­lano i fattori vitali, ma tese ad ingi­gan­tire imprese che producono solo per vendere.
Il risultato è un apporto costante di nuove insidie e nuove vittime. Questo è l 'altro nemico invisibile, con il quale­ il genere umano si misurerà nei prossimi anni. Invisibile né più né meno del terrori­smo, che non c'è fino a che si ritiene di poterlo sottacere; ma dico anni, non secoli; forse anche mesi.

Al pari di cellule cancerogene, la pato­logia del terro­rismo non do­vreb­be essere compressa ed eccitata, ma isolata e curata al livello genetico.
Non mi risulta che i bombardamenti effettuati dalla terapia d'occidente su cellule impazzite abbiano debellato per sempre il male. Ciò dovrebbe far riflettere.
Essa è manife­stazione estremi­stica, insorta in un ambiente sottoposto a condizioni di confronto e di stress ad esso con­trarie e recepite come assolute, in quanto non fron­teggiabili in modo diretto o ad armi pari. Ogniqualvolta un sistema si affermi nella sua totalità su basi definitive, ingenera la contrapposizione di  'rimedi ' estre­mi, dalla rivoluzione al terrorismo.

Nessuna delle due anomalie qui denunciate induce l 'altra; eppure in questo tempo qual­cosa le avvita in un conflitto ai limiti del rischio e delle regole; qualcosa ne contrappone ed accomuna la cecità.
Da un lato l 'esaltazione deformante di una religiosità, fatta la portante della propria rivolta, ed una conseguente condotta, votata senza esitazioni al supremo sacrificio. Forse nel fondo di questo delirio si annida il bisogno di una compren­sione. Dall 'altro una civiltà che si vanta di esser tale, ma che ha rinunciato all 'ispirazione di una fede, quale che sia, per confidare avanti a tutto nella logica dei mercati finanziari, soli garanti del suo benessere, con conseguente linea di comportamento.
La sua lontananza dall 'altra in carenza di un vero "amore globale" le impedisce di comprenderla.
Nessuna delle due si può dire ispirata dall 'al to. Nessuna, in nome delle pro­prie premesse, sarà disposta a ricono­scere e rinunciare alla sua follia.

Abbiamo poco tempo per approdare alla consapevolezza di ciò.

Possano le anime private con violenza della vita terrena per qualunque di queste cause, essere illuminate da comprensione e perdono.


l ' 11 Ottobre 2001

a. a.