Il calcolo esatto della costante π reale è finalmente risolto, con una equazione algebrica, ed un risultato certo poiché fondato.
Non intendo trattare qua il π per il suo significato ed importanza, gli ho dedicato da tempo il domino pi-day.eye-of-revelation.org, ed almeno due trattati, di cui l'ultimo in seconda edizione.
Al di là della complessità storica e scientifica dell'argomento, che si cerca di rendere tanto più popolare quanto è meno assoluto il suo calcolo, ho voluto rendere disponibile alla più immediata lettura e consultazione il risultato tanto ambìto e mai raggiunto prima d'ora, della sua definizione algebrica fondamentale; che gli restituisce connotati naturali e non artificiosi,
Il concettto ispiratore è semplice e diiretto.
La mia pubblicazione di avvio: «22x2=3.14» mi ha indotto fin dai primi passi a focalizzare l'attenzione sul singolo quadrante di cerchio, perfetto contenitore di tutti gli ingredienti del problema.
Un quadrante vede un quarto di cerchio inscritto in un quadrato. Il rapporto tra cerchio e quadrato si può ridurre, per ⅛ di entrambi, alla curvatura di un lato EB in un arco AB.
Occorreva solo riportare su EB la lunghezza esatta di AB per poterla misurare in modo retto.
Intendevo insomma una proiezione effettiva, non una simulazione come quella derivante dalla protratta forzatura di trasformare un poligono in un cerchio, ciò che nessun computer al mondo per quanto avanzato potrà MAI realizzare, giacché è e rimane un controsenso di fondo per qualunque numero di lati, tanto più a livello infinitesimale.
Una scappatoia adottata ormai d'ufficio, ma che per fortuna grazie al Pi-drawer (trad. lett. 'Estrattore del Pi') è giunta al termine della sua carriera.
La suddetta pretesa si è avvicinata al cerchio al massimo grado possibile, ma non sufficiente a sostituirlo riducendosi di fatto, con l'estremo sforzo del calcolo, a raggiungere un perimetro segmentato inferiore alla circonferenza per uno 0,999042‰ di perdita fisso.
Più di tanto non poteva spingersi, in quanto non esiste un ‘limite’ che possa trasformare una corda in un arco, o identificare l'una con l'altro; se mi è concesso un vezzo semantico, il dispositivo Pi-drawer ha realizzato la corda, l'arco ed anche la freccia mancante, per colpire il bersaglio nel suo centro, scavalcando qualsiasi argomentazione teoretica preesistente, che per quanto fondata rimaneva priva di una dimostrazione algebrica.
Anche la freccia incoccata dimezza la corda in due distinti segmenti, quasi ad emulare l'arco, ma sono più rettilinei che mai; e poi l'arco rimane curvo e la corda una retta, a qualsiasi grandezza.
Nessun calcolo ha mai saputo intercettare il π in una modalità diretta, perciò si è solo tentato di sostituirlo, ma con un difetto di 0.003013…
Il lato curioso è che gli Egiziani con il loro 22/7 si avevano conseguito maggior successo, come vedremo, per ben 12 millesimi di vantaggio sul π corrente. In ogni caso, il π che risolve il mistero geometrico della Grande Piramide di Giza su cui molti studiosi ancora dibattono condizionati da un π errato (sebbene già focalizzato fino ai millesimi [3.144] dal grande ricercatore Piazzi Smyth nel 1864), troverà risposta univoca unicamente applicando il π reale fino al 5° decimale.
Sta di fatto che la Grande Piramide esiste da millenni, accompagnata da precisi parametri, e da oggi in poi i conti tornano.
La descrizione che segue è la massima sintesi della sua esecuzione, distillata da sette mesi di riflessioni ed analisi, affinché ogni persona interessata alla verità possa coglierne il senso e l'efficienza, senza bisogno di una preparazione matematica superiore.
L'impostazione decisiva del Pi-drawer
Da un cerchio con centro in C e raggio =1 sia dato un quadrato CBDE, che ne circoscrive un quarto CBD.
La sua diagonale CE dimezza in A l'arco BD, per cui BAsarà ⅛ di circonferenza ovvero ¼ di π 3.141592 (approx. a 6 decimali), pertanto con lunghezza 0,785398 che ho definito L.
Esatta o meno che riisullti, vale a delineare uno schema la cui logica è di per sé inoppugnabile.
la proiezione dall'interno, l'arco
All'arco AB di lunghezza l, si vuole abbinare un arco cb di lunghezza 1 A tal fine basterà allungare CB, base del quadrato e raggio =1 del cerchio, alla misura Cb = 1/l, ovverosia 1.273239, per farne il raggio del nuovo arco. [CB ÷ AB = Cb ÷ cb].
il riflesso dall'esterno, il quadrante
Poiché il nuovo arco cb, in proporzione ad un ipotetico valore L di AB sarà sempre =1 [l × 1/l], passiamo a proiettare la sua rettifica proprio sulla sua tangente bF, definendone l'altezza con la proiezione in figura del lato DE fino a Df.
fb sarà così la lunghezza rettilinea =1 dell'arco bc, e congiunto f al centro C, fC incontrerà EB in un punto e talché per la proporzione già citata, come fb lo è per cb, sarà Be la rettifica di AB, cioè L.
Quadrante è participio presente del verbo quadrare: è ciò che prende forma a questo stadio tra ⅛ di cerchio cb e ⅛ di quadrato EB.
Integrandosi l al triangolo CBe, si può già rappresentare Ce grazie al teorema di Pitagora: Ce² = Be² + CB² cioè Ce² = l² + 1.
Come in uno specchio
A sua volta l'arco cb incontrerà EB in un punto e, formando un angolo a ed un arco be di cui eB sarà il seno.
Poiché fb è anche la sua tan(a), dalla formula trigonometrica tan() = sin() / cos() × raggio, si verifica che fb = eB / CB × Cb ossia 1 = eb / 1 × 1/l da cui eb = 1 / 1/l, o semplicemente anche da questo verso eb = l.
Ciò significa che fC e cb si incontrano nello stesso punto e su EB, e soprattutto che quale raggio di cb, è lecito attendere Ce = 1/l.
È essenziale che arco e diagonale incontrino EB in un punto comune, poiché solo così saranno l'una riflesso dell'altra, mentre una lunghezza anomala di eB dissocierebbe le due parti, dando luogo a due differenti punti e, con effetto quanto meno di sfocatura dello schema.
In breve, se l rettifica AB cioè ⅛ di cerchio, cb è lungo fb cioè 1, e viceversa; ciascuna delle due condizioni garantisce la validità dell'altra.
Se lo specchio fosse incrinato…
l=0.78615, ridotta a 0.768
Ad es: un'altezza minore di l, esaltata in figura per maggior visibilità di poco sopra alla lunghezza della corda di AB (cioè < ¼π), allungherebbe sia Cb che cb, la cui corda d'arco raggiunge o supera di per sé la lunghezza =1, alzando il punto d'intersezione e; laddove l'ipotenusa fC, allungandosi ma mantenendosi fb =1, lo abbasserebbe.
Lo scarto reale non sarebbe visibile in questa figura, ma il trattato a pag. 27 contiene un PDF in altissima risoluzione, che con adeguato zoom lo riproduce in modo esatto, chiaro e dettagliato nel testo.
…non rimarrebbe che sostituirlo
Soltanto le due formazioni combinate soddisferanno la convergenza dei valori nello schema Pi-drawer, nonché di qualsiasi altro tipo di calcolo basato su 1/8 di cerchio reale.
E' la spiegazione che mi ha attanagliato fin dall'inizio, lasciandomi tutt'ora indeciso se imputare una tensione quasi viscerale reiterata per mesi alla sua troppa semplicità, o ad una tentacolare complessità, volendola descrivere in modo sempre più immediato e consequenziale, come questa, che comunque fa séguito alla pubblicazione della 2a versione del Pi-drawer.
Non gestisco alcun blog, ma chiunque avesse rilevato errori sostanziali è invitato a contattarmi qualificandosi; avrà risposta e verrà pubblicato in questa sede, rispettandone la privacy.
In sostanza è necessario e sufficiente questo duplice concorso a comporre con assoluta certezza la reciprocità delle due proiezioni regolata da l, sia come risultante dalla proporzione circolare 1/l, che come ipotenusa del triangolo rettangolo CBe.
Il π ai raggi x
Possiamo a questo punto combinare algebricamente e con estrema facilità: l² +1 = 1/l² , per estrarre il valore effettivo di L, ossia verificare se è corretto quello applicato, o quale dovrebbe essere per raccordare tutte le parti in quanto modulo di ⅛ di circonferenza.
È di una costante senza identità, che ho chiamato Platinum, in ambito scientifico già apparsa svolgere una funzione specifica nel regolare i rapporti gravitazionali tra le particelle subatomiche (un compito non attribuibile ad un π lungo ½ circonferenza); una cifra tuttavia priva di una qualsivogla collocazione matematica, ma che d'ora in avanti si rivela con assoluta innegabile importanza la sorgente del cerchio, nonché radice della Divina Proporzione.
L'equazione in sé, semplificata in questa esposizione, è risolvibile direttamente on-line, fino al risultato l = 0.78615,
cioè L = √Φ, poiché Φ non è altro che (√5 - 1) / 2, cioè la SEZIONE AUREA (cfr. in testata).
È questo, che piaccia o meno, esattamente ed inconfutabilmente ⅛di cerchio, il che definisce quel vero π, a cui si dà la caccia da più di quattromila anni; il quale cotto e sfornato fresco di giornata, (ah, quel pi-day…) per rispettare la convenzione sarà 4 × L = 3.14460 .
In fondo, non era poi così difficile, anzi, con questa spiegazione è ormai talmente lineare che potrà capirla anche l'Intelligenza Artificiale.
Si noti che per l'estrema trasparenza ho evitato una formula a base di radice quadrata; tanto che per non lasciare nulla al caso storico, nel trattato del Pi-drawer ver. 2.0 ho descritto una modalità di calcolo da sempre applicabile manualmente, per ottenere il risultato fino al numero di decimali voluto e con totale precisione matematica.
Una lunga, lunga coda potrà anche richiedere giorni di paziente attuazione, ma è esente da errori e sarà sempre più rapida che impararla a memoria, come sembra di moda nel mondo. Ma poi, con il π giusto, che bisogno c'è?
In termini che NESSUNO può negare, quando eB è ⅛ di circonferenza, Ce² soddisferà la doppia definizione: 1/l² ed l² + 1, da cui π = l× 4.
tutto il resto è acqua passata
Il matematico asutriaco Lindemann, resosi celebre da tanto clamore, non aveva torto nel dichiarare, per buona pace del mondo accademico, l'impossibilità di riprodurre geometricamente il π, in quanto numero trascendente, quindi non definibile se non per convenzione.
Ciò di cui non amava tener conto era giusto il fatto che egli stesso si basava su un prefabbricato, un valore fittizio inventato dai matematici come lui, che fin dai primordi non hanno mai scoperto come venirne a capo; pertanto il suo giudizio non poteva riguardare l'effettivo π reale e biologico, ancorché numero irrazionale, come qualsiasi altro in natura e geometria, ma del quale disconoceva l'esistenza.
Sempre che quegli irrazionali non siamo proprio noi.
Era giust'appunto il loro prodotto a dettare l'impossibilità di se stesso, che se per un solo istante dovesse sostituire quello in atto, con il suo 0,999042‰ di errore, il mondo intero collasserebbe.