l² = 1/l² - 1 

L'ESTRAZIONE DEL π E NATURALE QUADRATURA DEL CERCHIO, 2026


Antonio Alessi © The Watch Publisher
Introduzione
Il calcolo esatto del­la co­stan­te π re­a­le è finalmente risolto, con una e­qua­zio­ne al­ge­bri­ca, ed un risultato certo poiché fondato.
Non intendo trattare qua il π per il suo significato ed importanza, gli ho dedicato da tempo il domino pi-day.eye-of-revelation.org, ed almeno due trattati, di cui l'ultimo in seconda edizione.

Al di là della complessità storica e scientifica dell'argomento, che si cerca di rendere tanto più popolare quanto è meno assoluto il suo calcolo, ho voluto rendere disponibile alla più immediata let­tu­ra e con­sul­ta­zio­ne il risultato tanto ambìto e mai raggiunto prima d'ora, della sua definizione algebrica fondamentale; che gli re­sti­tu­i­sce con­no­ta­ti naturali e non artificiosi,
Il concettto ispiratore è semplice e diiretto.
La mia pub­bli­ca­zio­ne di avvio: «22x2=3.14» mi ha indotto fin dai pri­mi passi a focalizzare l'attenzione sul singolo quadrante di cer­chio, perfetto contenitore di tutti gli ingredienti del problema.

Un quadrante vede un quarto di cerchio in­scrit­to in un qua­dra­to. Il rap­por­to tra cer­chio e qua­dra­to si può ri­dur­re, per ⅛ di en­tram­bi, al­la cur­va­tu­ra di un la­to EB in un ar­co AB.
Occorreva solo ri­por­ta­re su EB la lun­ghez­za e­sat­ta di AB per poterla mi­su­ra­re in modo retto.

Intendevo insomma una proiezione effettiva, non una simulazione come quella derivante dalla protratta for­za­tu­ra di trasformare un poligono in un cerchio, ciò che nessun com­pu­ter al mondo per quan­to avanzato potrà MAI realizzare, giac­ché è e rimane un con­tro­sen­so di fondo per qualunque numero di la­ti, tanto più a livello infinitesimale.
Una scappatoia adottata ormai d'ufficio, ma che per fortuna grazie al Pi-drawer (trad. lett. 'Estrattore del Pi') è giunta al termine della sua carriera.

La suddetta pretesa si è avvicinata al cerchio al massimo gra­do possibile, ma non sufficiente a sostituirlo riducendosi di fatto, con l'e­stre­mo sforzo del calcolo, a raggiungere un perimetro seg­men­ta­to inferiore alla circonferenza per uno 0,999042‰ di perdita fisso.
Più di tanto non poteva spingersi, in quanto non esiste un ‘limite’ che possa trasformare una corda in un arco, o identificare l'una con l'al­tro; se mi è con­ces­so un vezzo semantico, il dispositivo Pi-drawer ha re­a­liz­za­to la corda, l'arco ed an­che la freccia man­can­te, per colpire il ber­sa­glio nel suo centro, sca­val­can­do qualsiasi ar­go­men­ta­zio­ne te­o­re­ti­ca preesistente, che per quanto fon­da­ta ri­ma­ne­va priva di una di­mo­stra­zio­ne algebrica.
Anche la freccia incoccata dimezza la corda in due distinti seg­men­ti, quasi ad emulare l'arco, ma sono più rettilinei che mai; e poi l'arco ri­ma­ne curvo e la corda una retta, a qualsiasi grandezza.

Nessun calcolo ha mai saputo intercettare il π in una modalità diretta, perciò si è solo tentato di sostituirlo, ma con un difetto di 0.003013…

Il lato curioso è che gli Egiziani con il loro 22/7 si avevano con­se­gui­to maggior successo, come vedremo, per ben 12 millesimi di van­tag­gio sul π corrente. In ogni caso, il π che risolve il mistero ge­o­me­tri­co del­la Grande Piramide di Giza su cui molti studiosi an­co­ra di­battono condizionati da un π errato (sebbene già fo­ca­liz­za­to fino ai millesimi [3.144] dal grande ricercatore Piazzi Smyth nel 1864), tro­ve­rà risposta u­ni­vo­ca unicamente applicando il π reale fino al 5° decimale.
Sta di fatto che la Grande Piramide esiste da millenni, ac­com­pa­gna­ta da precisi parametri, e da oggi in poi i conti tornano.

La descrizione che segue è la massima sintesi della sua e­se­cu­zio­ne, distillata da sette mesi di riflessioni ed analisi, affinché ogni per­so­na interessata alla verità possa coglierne il senso e l'ef­fi­cien­za, senza bi­so­gno di una preparazione matematica superiore.

L'impostazione decisiva del Pi-drawer

Da un cerchio con centro in C e raggio =1 sia dato un quadrato CBDE, che ne cir­co­scri­ve un quarto CBD. La sua dia­go­na­le CE dimezza in A l'arco BD, per cui BA sarà ⅛ di cir­con­fe­ren­za ovvero ¼ di π 3.141592 (ap­prox. a 6 de­ci­ma­li), per­tan­to con lun­ghez­za 0,785398 che ho de­finito L.
E­sat­ta o me­no che riisullti, va­le a de­li­ne­a­re uno sche­­ma la cui lo­gi­ca è di per sé inoppugnabile.

Pi-drawer_step-2
la proiezione dall'interno, l'arco

All'arco AB di lun­ghez­za l, si vu­o­le ab­bi­na­re un ar­co cb di lun­ghez­za 1
A tal fine basterà allungare CB, ba­se del quadrato e raggio =1 del cer­chio, alla misura Cb = 1/l, ov­ve­ro­sia 1.273239, per fa­rne il raggio del nuo­vo arco. [CB ÷ AB = Cb ÷ cb].

il riflesso dall'esterno, il quadrante


Pi-drawer_step-3
Poiché il nu­o­vo ar­co cb, in pro­por­zio­ne ad un ipotetico va­lo­re L di AB sa­rà sempre =1 [l × 1­/l], pas­sia­mo a pro­iet­ta­re la sua ret­ti­fi­ca pro­prio sul­la sua tan­gen­te bF, de­fi­nen­do­ne l'al­tez­za con la pro­ie­zio­ne in fi­gu­ra del lato DE fino a Df. fb sarà così la lunghezza ret­ti­li­nea =1 dell'ar­co bc, e con­giun­to f al centro C, fC in­contrerà EB in un punto e talché per la pro­por­zio­ne già citata, come fb lo è per cb, sarà Be la rettifica di AB, cioè L. Quadrante è participio presente del verbo quadrare: è ciò che pren­de forma a que­sto stadio tra ⅛ di cerchio cb e ⅛ di quadrato EB.

Integrandosi l al tri­an­go­lo CBe, si può già rappresentare Ce grazie al teorema di Pitagora: Ce² = Be² + CB² cioè Ce² = l² + 1.

Come in uno specchio
A sua volta l'arco cb incontrerà EB in un punto e, formando un an­go­lo a ed un arco be di cui eB sarà il seno. Poiché fb è anche la sua tan(a), dalla formula tri­go­no­metrica tan() = sin() / cos() × raggio, si verifica che fb = eB / CB × Cb ossia 1 = eb / 1 × 1/l da cui eb = 1 / 1/l, o semplicemente anche da questo verso eb = l.

Ciò significa che fC e cb si incontrano nello stesso punto e su EB, e soprattutto che quale raggio di cb, è lecito attendere Ce = 1/l.

È essenziale che arco e diagonale incontrino EB in un punto co­mu­ne, poiché solo così saranno l'una riflesso dell'altra, mentre una lun­ghez­za anomala di eB dissocierebbe le due parti, dando luo­go a due dif­fe­ren­ti punti e, con effetto quanto meno di sfo­ca­tu­ra dello schema.

In breve, se l rettifica AB cioè ⅛ di cerchio, cb è lungo fb cioè 1, e vi­ce­ver­sa; ciascuna delle due condizioni garantisce la validità del­l'altra.

 
Se lo specchio fosse incrinato…
Pi-drawer_wrong-Pi example
l=0.78615, ridotta a 0.768
Ad es: un'altezza mi­no­re di l, e­sal­ta­ta in fi­gu­ra per mag­gior vi­si­bi­li­tà di po­co so­pra al­la lun­ghez­za del­la cor­da di AB (cioè < ¼π), al­lun­ghe­reb­be sia Cb che cb, la cui cor­da d'ar­co rag­giun­ge o supera di per sé la lun­ghez­za =1, al­zan­do il pun­to d'in­ter­se­zio­ne e; lad­do­ve l'i­po­te­nu­sa fC, al­lun­gan­do­si ma man­te­nen­do­si fb =1, lo ab­basserebbe.

Lo scarto reale non sarebbe visibile in questa figura, ma il trattato a pag. 27 contiene un PDF in altissima risoluzione, che con a­de­gua­to zoom lo riproduce in modo esatto, chiaro e dettagliato nel testo.

…non rimarrebbe che sostituirlo
Soltanto le due forma­zio­ni com­bi­na­te sod­di­sferanno la con­ver­gen­za dei valori nel­lo sche­ma Pi-drawer, non­ché di qual­sia­si al­tro ti­po di cal­co­lo ba­sa­to su 1/8 di cerchio reale.

E' la spiegazione che mi ha attanagliato fin dall'inizio, lasciandomi tut­t'o­ra in­de­ci­so se im­pu­ta­re una tensione quasi viscerale re­i­te­ra­ta per mesi alla sua troppa sem­pli­ci­tà, o ad una ten­ta­co­la­re com­ples­s­ità, volendola descrivere in modo sempre più im­me­dia­to e con­se­quen­zia­le, come questa, che comunque fa séguito alla pub­bli­ca­zio­ne della 2a versione del Pi-drawer.
Non gestisco alcun blog, ma chiunque avesse rilevato errori so­stan­zia­li è in­vi­ta­to a contattarmi qualificandosi; avrà risposta e ver­rà pub­bli­ca­to in questa sede, rispettandone la privacy.

In sostanza è necessario e sufficiente questo duplice concorso a com­por­re con assoluta certezza la reciprocità delle due proiezioni re­go­la­ta da l, sia come risultante dalla proporzione circolare 1/l, che come ipotenusa del tri­an­go­lo rettangolo CBe.
 

Il π ai raggi x

Possiamo a questo punto combinare algebricamente e con e­stre­ma faci­li­tà:  l² +1 = 1/l² , per estrarre il valore effettivo di L, ossia ve­ri­fi­ca­re se è corretto quello applicato, o quale dovrebbe es­se­re per rac­cor­da­re tutte le parti in quanto modulo di ⅛ di cir­con­fe­renza.
È di una co­stan­te senza identità, che ho chia­ma­to Pla­ti­num, in am­bi­to scientifico già ap­par­sa svol­ge­re una funzione specifica nel re­go­la­re i rap­por­ti gra­vi­ta­zio­na­li tra le par­ti­cel­le su­ba­to­mi­che (un compito non attribuibile ad un π lungo ½ circonferenza); una cifra tuttavia pri­va di una qual­sivogla collocazione matematica, ma che d'ora in a­van­ti si ri­ve­la con as­so­lu­ta in­ne­ga­bi­le im­por­tan­za la sor­gen­te del cer­chio, nonché ra­di­ce del­la Divina Proporzione.

L'e­qua­zio­ne in sé, semplifica­ta in questa esposizione, è ri­sol­vi­bi­le di­ret­ta­men­te on-line, fino al risultato l = 0.78615, cioè L = Φ, poiché Φ non è altro che (5 - 1) / 2, cioè la SEZIONE AUREA (cfr. in testata).

È questo, che piaccia o meno, e­sat­ta­men­te ed in­con­fu­ta­bil­men­te ⅛ di cerchio, il che definisce quel vero π, a cui si dà la caccia da più di quat­tro­mi­la anni; il quale cotto e sfornato fresco di giornata, (ah, quel pi-day…) per rispettare la convenzione sarà 4 × L = 3.14460 .

In fondo, non era poi così difficile, anzi, con questa spiegazione è or­mai talmente lineare che potrà capirla anche l'Intelligenza Ar­ti­fi­cia­le. Si noti che per l'estrema trasparenza ho evitato una formula a ba­se di radice quadrata; tanto che per non lasciare nulla al caso sto­ri­co, nel trat­ta­to del Pi-drawer ver. 2.0 ho descritto una mo­da­li­tà di cal­co­lo da sem­pre applicabile manualmente, per ot­te­ne­re il ri­sul­ta­to fino al nu­me­ro di decimali voluto e con totale precisione ma­te­ma­tica.
Una lunga, lunga coda potrà anche richiedere giorni di paziente at­tua­zio­ne, ma è esente da errori e sarà sempre più rapida che im­pararla a memoria, come sembra di moda nel mondo. Ma poi, con il π giusto, che bisogno c'è?

In termini che NESSUNO può negare, quando eB è ⅛ di cir­con­fe­ren­za, Ce² soddisferà la doppia definizione: 1/l² ed l² + 1, da cui π = l× 4.

tutto il resto è acqua passata
Il matematico asutriaco Lindemann, resosi celebre da tanto cla­mo­re, non aveva torto nel dichiarare, per buona pace del mondo ac­ca­de­mi­co, l'im­pos­si­bi­li­tà di riprodurre geometricamente il π, in quanto nu­me­ro tra­scen­den­te, quindi non definibile se non per con­ven­zione.

Ciò di cui non amava tener conto era giusto il fatto che egli stesso si basava su un prefabbricato, un valore fittizio in­ven­ta­to dai ma­te­ma­ti­ci come lui, che fin dai primordi non hanno mai scoperto come ve­nir­ne a ca­po; pertanto il suo giudizio non poteva riguardare l'ef­fet­ti­vo π reale e bio­lo­gi­co, ancorché numero irrazionale, come qual­sia­si altro in natura e ge­o­me­tria, ma del quale disconoceva l'e­si­stenza.
Sempre che quegli irrazionali non siamo pro­prio noi.

Era giust'appunto il loro prodotto a dettare l'impossibilità di se stes­so, che se per un solo istante dovesse sostituire quello in atto, con il suo 0,999042‰ di errore, il mondo intero collasserebbe.
Quadratura della circonferenza risultante dal-
­la rettifica di 1/8 di cerchio: l² + 1× l = 1