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La costante matematica e geometrica più celebrata tra tutte – pi greco – della quale piace pensare e declamare l'infinita perfezione e trascendenza, perfetta non è, allo stato della sua definizione, mentre la sua versione reale, assai più verosimile, non è trascendente, almeno in senso matematico. A tutt'oggi la costante π è stata ricavata dall'approssimazione di figure e/o accorgimenti geometrici tendenti a simulare una circonferenza fino ed oltre i limiti definibili, ma che non potranno conseguire il traguardo giacché il cerchio non potrà mai essere convertito in un poligono “dagli infiniti lati”. Di conseguenza i valori calcolati non sono ‘distanze curve’ o ‘aree curve’ a norma di π, nè potrebbero mai esserlo con esattezza, fintantoché il π non fosse conosciuto a priori.
Ciò ha dato adito ad una sterminata serie dei più variegati tentativi, formulazioni ed applicazioni, dal lancio casuale di aghi su una mappa di line parallele, a un assurdo Disegno di Legge n. 246 del 1897 dell'Indiana (US);
le più affidabili delle quali convergenti ad un traguardo unico (poiché partecipi della stessa limitazione), ma con un risultato che si stabilizza ai primi 5 decimali fin dai primi tentativi, senza guadagnare in precisione (cioè in curvatura) superati i primi 2, nonostante un successivo incremento di poligoni fino a milioni di lati.
π non è noto, nulla è dimostrabile, ed è giocoforza attenersi al risultato raggiunto.
Tanto è vero, che nel caso del π si è sentito il bisogno di dovergli dedicare una pittoresca giornata mondiale (03/14, con anche ore e minuti!) istituita al fine di convalidarne la definizione e l'uso; una maniera davvero inusitata se riferita a quella che dovrebbe essere la certezza di una costante matematica.
π in geometria naturale esiste, destinato ad emergere fin da un mio primo studio nel 2003, quando scoprii e resi note (nel trattato sui “5 Riti tibetani”), le straordinarie proprietà auree del profilo triangolare della grande piramide di Giza.
La misura aurea in ogni senso di tale triangolo, dallo stesso perimetro ai cerchi, circoscritto ed inscritti, dopo anni di disamina, accentuata dalla progettazione e realizzazione del primo Sri Chakra yantra mai visto completo e perfetto, ha fatto emergere come dal suono di un diapason universale, il π naturale, sempre esistito, non solo riconducibile ad una equazione algebrica, ma fattore determinante di equilibri ondulatòri, fisici, gravitativi etc.
Approfondimenti più recenti (2024) infine, hanno evidenziato come il Grande Triangolo Aureo sia dotato di tali straordinarie caratteristiche matematiche e geometriche non soltanto legate alle tangenzialità dei cerchi circoscritto e suoi derivati in rapporto aureo concentrico, ma anche proporzioni auree proprie, sia riguardo ai lati e perimetro, che all'area rispetto quella dei cerchi, tanta perfezione da giustificare appieno l'attributo di “D Da un lato si predispone un π = 3.1416 (approx. da 3.141592…) che non può far niente altro che dover essere introdotto manualmente in qualunque modalità di calcolo; dall'altro, la geometria stessa rivela un π = √
(anche se da moltiplicare ×4 per rispettare la convenzione) e integrabile in modo algebrico a qualunque altra formula. Le prime tre cifre decimali significative abbattono il π finora calcolato, di ben 3 millesimi fin dall'applicazione di poligoni da 2 a 4mila lati; e se vi è un errore per difetto nell'elaborazione applicata, incrementare il numero di lati ha l'effetto di accumularlo, sebbene con rettifiche di sempre minor peso.
![]() Il risultato è tutto qua;
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